22 maggio 2010. Un sabato mattina. Mi sveglio sussultando. Guardo fuori dalla finestra. Il bosco mi guarda cercando d’intimorirmi con la sua dirompente ferinità. Lo rispetto com’ho sempre fatto. Stamattina però lo sfido, sono più forte io. Primo pomeriggio. Supermercato. Parlo al telefono con mio fratello che è a Cipro. Non capiamo come reagire a input sconosciuti e mai provati prima. Facile diventare adulti vivendo plurimi pre-partita di finali di Champions. Noi no. Apnea. Una settimana di silenzio. Fantasmi. Sai che hai sempre perso più d’ogni altro. In filodiffusione (vintage questa eh?!?) passano i Black Eyed Peas. Faccio qualcosa senza precedenti nè susseguenti: apro una Miller con tappo a vite prima d’arrivare in cassa. La bevo tutta ed ovviamente la pago. Esco. La telefonata è finita e sono solo nel parcheggio. Come un automa carico le borse di juta in macchina. Sorrido sardonico pensando che tra pochi mesi saranno vietate le buste non bio-degradabili che non uso da almeno 5 anni. La cosa non mi regala il minimo conforto. Torno a casa sapendo che la contravvenzione non sarebbe per eccesso di velocità ma per volo radente non autorizzato. Ascolto ancora questa canzone senza un aapprante motivo. Non manco di sistemare ogni cosa nella sua precisa allocazione. Certo, sono preda degl’istinti, ma resto pur sempre un essere razionale. Vado al pub per la partita. Cambio parte nella sceneggiatura. Nessun altro detaglio. Chi c’era meritava d’esserci. Quando il mio lanciere meccanico ha scansato gl’addetti alla sicurezza e s’è infilato nel sancta sanctorum della Brianza bene, la colonna sonora era questa. Riafforano splendidi ricordi senza un reale perchè. Termina qui un’emozione che, inaspettatamente, una canzone di non eccelsa fattezza ha prodotto. Me ne beo. Sì, mi è sufficente per altri 45 anni. Ora gozzovigliate gente, gozzovigliate! La cosa non mi tange…