KON-ICE: ti meno senza volere.

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kon-igi:

Ricordate quando l’Ispettore Clouseau voleva che il suo maggiordomo Cato gli portasse attacchi a sorpresa come allenamento di auto-difesa?

Ecco, le mie figlie mi odiano perché io faccio la stessa cosa con loro e quindi le attacco quando meno se lo aspettano, affinché siano pronte ad ogni evenienza.

Colgo questo spunto di colore familiare per parlarvi del meccanismo neurologico che sta alla base del FARE LE COSE SENZA PENSARE, inteso non come giudizio sulla chiorbaggine irresponsabile di chi fa cazzate senza riflettere ma di tutti quegli automatismi che ci permettono azioni anche complicate senza che coscientemente e razionalmente si decida di compierle.

Un mio vecchio compagno di studi, un Sandan di Ju Jitsu, mi raccontava che prima di un incontro importante, a causa dei duri allenamenti, gli era successo di immobilizzare e buttare a terra un tizio che al bar gli aveva allungato il braccio davanti per prendere lo zucchero dal bancone.

Al mio stupore e alla mia domanda sul come mai non avesse capito che comunque non era una situazione di pericolo, lui mi rispose che certe cose le impari col sistema piramidale e poi le esegui col sistema extrapiramidale.

(la semplificazione era e rimane vergognosamente e umiliantemente superficiale ma stiamo parlando di regioni cerebrali e funzioni neurologiche complicatissime, roba da prostrare nell’animo anche i più dotti)

Una doverosa ma breve parentesi neuro-anatomica: il cervello è bello ma credere che serva solo per pensare è evolutivamente presuntuoso e dimostra la comune scarsa conoscenza di certi meccanismi biologici: il pensiero, inteso come l’insieme delle gnosìe cioè capacità critica, di apprendimento, intelligenza etc, è solo la patina di rivestimento di un organo le cui funzioni più profonde e antiche sono tutte mirate all’esclusiva sopravvivenza fisica della sua struttura deambulatoria, il corpo.

Il nostro è prevalentemente un cervello animale e le mirabili funzioni corticali superiori ci illudono di avere un qualche controllo su meccanismi in agguato pronti a partire senza che noi possiamo farci praticamente niente.

Un esempio: se vi pungo a tradimento una mano con uno spillo, voi ritirate il braccio. Punto. Se questo non avviene potete essere sicuri di avere dei grossi problemi neurologici, tipo un tumore, un’ischemia, una malattia neuro-degenerativa o magari siete in uno stato di coma profondo. Per non ritirare il braccio dovete aspettarvi la puntura e fare un atto di volontà cosciente nel tenere il braccio fermo.

Si chiama RIFLESSO DI RETRAZIONE AL DOLORE e fa parte del set base di reazioni di riflessi che milioni di anni fa hanno permesso ad organismi base di scappare da un agente nocivo ed evolversi nei bei fustacchioni che oggi siamo.

Quando siete andati a scuola-guida avete ragionato su ogni movimento e azione che vi toccava eseguire (’adesso allungo il braccio verso il cambio, appoggio la mano, allento la pressione sull’acceleratore ma non troppo, premo la frizione, muovo il cambio verso la seconda etc’) ma ora che siete guidatori provetti, se vi dovessi chiedere con quali piedi premete quali pedali ci dovreste ragionare sopra un attimo perché adesso fate tutto automaticamente.

Ci sono, quindi, riflessi innati e riflessi acquisiti.

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I kata delle arti marziali servono esattamente a questo: nessuno combatte eseguendo la ‘coreografia’ nella sua interezza ma attingendo volta per volta e in maniera istintiva ad una determinata mossa stimolata da una certa situazione di attacco (il cinematografico ’metti la cera/togli la cera’ aveva un certo qual senso).

Conclusione: il cervello è bello ma non ci vivrei senza.

P.S.
Tutto questo pippone didattico per dirvi che per me è tassativamente necessario stare lontano da certa gente perché il mio sistema extra-piramidale rischierebbe di far volare le mani dove non dovrebbero prima che la mia corteccia frontale  possa farci qualcosa.

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